Le Commissioni “a la carte”

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Dire che questa meravigliosa Città sia ferma può sembrare un paradosso. Tutte le Città sono ferme, segnate sulle carte geografiche, alcune lì da millenni. L’immobilità di questa porzione di territorio è frutto di anni ed anni di imperizia e negligenza, della incapacità di progettare investimenti, della stessa miopia di una autoproclamatasi classe dirigente che non ha saputo cogliere al volo le opportunità e nemmeno disegnare in aria un sogno, quel sogno al quale migliaia di cittadini potevano credere per riaccendere la speranza e ricominciare a programmare il proprio futuro.

Non si riesce a concludere nulla nemmeno nelle piccole cose, quelle cose così piccole da sembrare grandi ed importanti solo perché sono le ultime rimaste sul tavolo, quando la tempesta ha fatto cadere tutto il resto. A volte la forma è sostanza e proprio dove le relazioni politiche istituzionali sono venute meno potevano rimanere in piedi al loro posto almeno i rapporti istituzionali, ultimo baluardo di legalità e legittimità. Così non è e se non bastava a raccontare il vizio di illegittimità strisciante che ormai ci avvolge tutti, presi anche dall’inedia, la questione della sciarpa tricolore già raccontata adesso è l’ora delle commissioni consiliari.

La storia delle commissioni d’inchiesta è finita in una bolla di sapone. Pomposamente annunciate e costituite a fine dello scorso luglio dovevano entro sei mesi fare luce su alcune vicende rimaste molto ingarbugliate. Alla fine si sono ingarbugliate anche le commissioni, scadute come le mozzarelle in frigo, e le questioni di cui nulla sapevamo ci lasceranno nella nostra dotta e buia ignoranza. Probabilmente i cittadini comuni non meritano attenzione, possono diventare importanti solo in prossimità di una consultazione elettorale. E allora andiamo a votare a settimane alterne, almeno avremo la possibilità di attirare l’attenzione non solo sui problemi ma anche sulle questioni che comunque devono meritare una risposta, chiara e documentata, e la risposta deve arrivare in tempi certi.

Anche gli stessi consiglieri comunali hanno bisogno delle loro giuste cure, altrimenti si verificheranno sempre gli stessi impedimenti, le medesime illegalità, che hanno disegnato gli ultimi anni di gestione della cosa pubblica, in poche parole se non si riesce ad alzare l’asticella della legittimità e dell’attenzione potremo dire chiaramente che nulla sarà cambiato. L’ultimo, chiarissimo esempio ce lo racconta la storia della commissione sulle modifiche allo statuto e l’adozione dei regolamenti. Costituita dal Sindaco o suo delegato e dai capigruppo. Potrebbe sembrare un duplicato rispetto alla commissione dei capigruppo ma così non è perché in questo caso esiste l’inserimento del sindaco nella composizione dell’organo. E la Commissione parte, inizia a lavorare senza le prescritte nomine, senza che nessuno abbia dato il via al progetto, senza che nemmeno il Sindaco stesso si sia peritato di avvisare i capigruppo o di nominare ufficialmente il suo delegato.

Partenza in salita, quindi, e completamente fuori da ogni regola anche per questa fondamentale Commissione. Mancano i progetti, mancano le risorse, manca la voglia di costruire. Adesso vengono a mancare anche le regole, purché non se ne parli.

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