Cesare e la sua patata, bollente

In questo luogo ameno, apparentemente in ordine, le carenze sono ogni giorno più evidenti, carenze sostanziali e carenze strutturali. Un’amministrazione comunale deficiente, nel senso che è ampiamente sotto la sufficienza, non riesce a produrre nulla di particolarmente significativo a quasi un anno dal suo insediamento C’è un ricorso massivo alle attività di volontariato che vengono utilizzate non in funzione della valenza che lo spirito collaborativo fa assumere alle attività organizzate ma esclusivamente quale manodopera a costo zero.

E’ la Costituzione della Repubblica Italiana che fa assumere un valore ed una valenza particolari a tutte le attività esercitate in maniera disinteressata e spontanea. Proprio l’ultimo comma dell’articolo 118 dice che “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. La sussidiarietà è infatti il principio secondo il quale se un’organizzazione di rango inferiore, in questo caso l’associazionismo, è in grado di svolgere bene un compito a favore della Comunità, l’ente superiore, in questo caso il Comune, non deve intervenire salvo che per agevolarne l’azione.

Il principio di sussidiarietà a Santa Marinella non viene applicato o meglio viene declinato al contrario. Abbiamo gli occhi pieni, ed evidentemente non solo gli occhi, delle immagini di assessori che svuotano i sacchi di immondizia o spostano i tavolini delle bancarelle. L’ultimo episodio è surreale. Un cittadino particolarmente attivo organizza e annuncia una raccolta di plastica dal mare. Ottiene il patrocinio del Comune che, complice anche l’assenza per ragioni familiari del malcapitato, organizza una damnatio memoriae facendolo sparire da foto, riconoscimenti, ringraziamenti e memorie. Chi avesse avuto sotto lo sguardo le foto sparse sui social di quel giorno o avesse letto il comunicato dell’Amministrazione comunale non avrebbe rintracciato il nome di questo nostro ammirevole concittadino, che non citerò tanto ormai ci ha fatto l’abitudine, che gode dell’oblio in rispetto all’antico adagio che chi fa del bene è presto dimenticato.

L’Amministrazione che lo sa fare ci ha platealmente dimostrato con quale velocità sia capace di mettere il cappello su ogni poltrona lasciata libera, appropriarsi delle idee altrui e lasciare in un angolo al buio chi ha veri meriti. Ci sono valori che non possono mai essere traditi, ci sono condizioni che per un patto non scritto devono essere sempre rispettate. Violato questo patto nulla potrà più essere come prima; ogni cittadino che intenda avvicinarsi all’amministrazione con idee, proposte, suggerimenti si asterrà dal farlo per evitare che proprio le idee, le proposte ed i suggerimenti gli vengano scippati per agghindare la corona di alloro da mettere intesta all’inutile di turno. Abolire certi valori e certe regole non scritte, trasformare l’associazionismo ed il volontariato in un bracciantato anonimo e scialbo, buono per tutte le occasioni, non rende onore a nessuno ed allontana sempre di più la cittadinanza da un’amministrazione che è stata votata esclusivamente per la mancanza di una valida alternativa. C’è un patto tra Città e palazzo che deve essere ricostruito, e ricostruito in fretta, prima che cali il buio, cominciando a rendere a Cesare quello che è solo di Cesare, ovvero ad Antonio quello che è solo di Antonio.