La guerra sui poveri

Se lasciassimo stare per un momento numeri e percentuali questa campagna elettorale per le amministrative di Civitavecchia apparirebbe la più scialba e banale mai vista. Se appunto tralasciassimo possibilità di successo e prospettive, se la vedessimo con l’occhio del cittadino comune e non con quello del giornalista scafato, le prospettive di cambiamento e sviluppo sarebbero pari a zero, appunto per l’uomo della strada, quello che ha sempre subito la politica, a volte l’ha assecondata ma oggi la guarda con il distacco dell’insoddisfatto e non più con la rabbia dello scontento.

I soliti personaggi si presentano con i soliti slogan e nascondono quello che di nuovo, veramente, ci potrebbe essere. Chi sembrava diverso è stato omologato, messo alla prova e la prova è andata male. I soliti tempi sono sempre gli stessi e tutti, compreso chi si dichiarava nuovo, alla prova dei fatti hanno scartato l’ostacolo. A meno di cinquanta giorni dal voto si evita ogni prospettiva rassicurante, si strappano i vincoli che fino a qualche giorno fa garantivano porti sicuri ed una sopravvivenza dignitosa a chi si definiva un politico navigato e tutto sommato anche i messaggi che si lanciano apertamente guardano verso un immobilismo che si presume possa essere gestito meglio che dieci promesse che si sa di non poter mantenere già da adesso.

E come la nuova tv del dolore, la compagna di lunghi pomeriggi piovosi, ci si getta a capofitto su argomenti trasversali che come un blazer blu non passano mai di moda. La salute, quindi, prima di tutto e mentre per anni gli stessi politici che oggi si arrotolano le maniche pronti ad entrare nell’arena elettorale, non hanno fatto nulla per mantenere standard di sicurezza ambientale elevati oggi innescano una gara tra loro sull’unico argomento ad effetto, quello di cui ci si può ripempire la bocca, gratis, ma sul quale è lecito fare promesse d’impegno perché l’impegno è come il gessato – tanto per rimanere in tema sartoriale – che sfina e si distingue.

Un manipolo di candidati, provenienti dalle diverse fazioni, si lancia in una gara a chi la spara opiù grossa. Tirare in ballo proprio la radioterapia è effettivamente un colpo ad effetto, in un territorio martoriato dalle malattie oncologiche fa scena, lascia il segno. E qui si palesa il politico di razza, quello che gioca a carte scoperte e che sa che mettere la bandierina paga, se il progetto si realizza avrà il suo ritorno in termini di immagine e di credibilità. Al contrario qualora l’impianto del complesso macchinario non dovesse baciare questo territorio la colpa sarà sempre di qualcun’altro. E la radioterapia serve, file intere di sfortunatissimi nostri concittadini affollano gli ospedali di Roma e Viterbo con l’unico sollievio delle associaizoni di volontariato che in qualche nobile caso arrivano a trasportare a proprie spese gli ammalati fino sulla soglia del laboratorio e riportandoli a casa al termine del trattamento, lungo e costante.

Se veramente si volesse fare qualcosa per il territorio e per la sua gente si potrebbe proporre un sostegno finanziario ed amministrativo importante per chi svolge un’importante funzione per la Comunità, per chi volontariamente ha deciso di assumere sulle sue spalle una funzione di sussidiarietà fondamentale per il sostengo della nostra gente. Chi parla di impegni sulla radioterapia ha tempo da perdere e non vuole investire su un futuro che riguarda tutti, non ha voglia di cambiare sistema perché la direzione che hanno preso le nostre vite gli fa comodo, cerca un consenso a costo zero vantando poteri decisionali ed organizzativi che non possiede, prova a giocare una partita nella quale pensa di essere il solo vincitore.

Una politica scialba, senza idee né iniziativa che adesso prova a giocare il colpo ad effetto che invece è solo basso, un colpo troppo basso.

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